IoT, un trend in costante crescita grazie ad AI, servitizzazione, sicurezza e nuove normative. Ne ha parlato Stefano Butti al Convegno IoT 2026
L’evento, svoltosi il 16 aprile e organizzato dall’Osservatorio IoT del Politecnico di Milano, ha visto la partecipazione di Stefano Butti, CEO di Servitly, coinvolto in un' intervista doppia dedicata ad approfondire i trend principali che impattano sulla crescita dell'IoT. Ecco cosa è emerso.
Come descriveresti l'Internet of Things in 3 aggettivi?
Direi entusiasmante, promettente e sotto-sfruttato.
L'IoT ha suscitato e continua a suscitare un sentimento di entusiasmo oltre che per l'aspetto tecnologico, anche per il suo ruolo di abilitatore alla valorizzazione dei dati. E proprio su questo aspetto è legato il secondo aggettivo: promettente. Il successo delle tecnologie IoT è strettamente legato al modo con cui verranno utilizzati i dati generati. Poiché i progetti che riescono davvero a valorizzare i dati sono tuttavia ancora pochi, ecco spiegato l'ultimo aggettivo: sotto-sfruttato.
In questo contesto quindi quanto è importante la gestione e valorizzazione del dato?
Oggi il problema non è raccogliere dati: le tecnologie IoT ci consentono di fare questo molto bene, da anni. Il punto è: cosa faccio con i dati raccolti? Questi non hanno un valore di per sé. Mostrarli in una dashboard può servire, ma non basta. Elaborare il dato per estrarre informazioni utili è la vera sfida.
Da 1 a 10: quanto le aziende italiane valorizzano già i dati IoT?
2, e non solo per le aziende italiane. A sostenere questo è la Commissione Europea, nell’ambito della ricerca di mercato che ha dato poi origine al Data Act. La ricerca mostra che al momento solo il 20% dei dati generati viene sfruttato.
Parliamo proprio di Data Act allora. Quali sono le principali implicazioni per il mondo IoT?
Sono stato un entusiasta del Data Act fin da prima della sua entrata in vigore, in quanto si tratta di una legge che ha proprio l'obiettivo di perseguire quello che tutti noi del settore auspichiamo da anni: sviluppare un'economia di servizi basati sui dati, favorendo la loro circolazione e valorizzazione. (scarica la nostra guida per saperne di più)
Ma come si fa a ottenere reale valore dai dati? Qual è la "formula" da seguire?
In Servitly abbiamo sviluppato questo framework: Dato > Informazione > Azione. Il dato va prima di tutto trasformato in informazione, capace di essere compresa facilmente da un operatore (o un agente AI). Dall'informazione, che si concretizza tramite KPI sintetici sui principali aspetti dei prodotti connessi (es. produttività, salute, performance ecc.), si può passare all'azione, cioè indicare precisamente a un soggetto (o sempre a un agente AI) che tipo di azioni vanno intraprese per ottenere un determinato risultato.
Puoi fornirci 1 esempio concreto di ROI, ottenuto da progetti IoT che avete sviluppato?
Un nostro cliente oggi genera 10M all'anno di ricavi da contratti annuali di manutenzione a garanzia di prestazioni. Al tempo stesso evita centinaia di visite inutili, rese possibili proprio dalla capacità di trasformare dati in azioni di manutenzione.
Dal prodotto connesso ai servizi: cosa pensi della servitizzazione?
È ciò di cui mi sono innamorato professionalmente e che ha dato origine a Servitly, fin dal 2017, quando ne ho sentito parlare per la prima volta a un seminario tenuto da Tim Baines qui in Italia.
Dopo aver reso connessi i prodotti, la digital servitization è l'unica mossa strategica possibile non solo per valorizzare l'investimento, ma anche per sopravvivere nella competizione di lungo periodo.
La ritengo anche l'unica trasformazione macroeconomica sostenibile per il futuro del nostro piccolo mondo.
Quanto sono maturi i servizi nel settore IoT in Italia da 0 a 10?
Se con servizi IoT intendiamo i servizi digitali che, in una logica di servitizzazione, i manufacturer dei prodotti connessi offrono ai propri clienti e che sono abilitati dai dati generati dai prodotti, purtroppo direi 2. Lo abbiamo già affrontato prima: i dati, anche se raccolti, vengono sfruttati poco. Ancora meno per offrire servizi a soggetti fuori dal perimetro aziendale, come clienti o team di service.
Dai servizi ai modelli innovativi: quali sono secondo te i modelli di business più promettenti?
Nel medio/lungo periodo i più promettenti saranno i contratti pay-per-outcome, inclusivi di prodotto e servizi. Al momento però il mercato non è ancora del tutto maturo per questi modelli. Al momento la migliore soluzione è la vendita mista: prodotto + servizi di garanzia di outcome.
Parliamo di AI, quanto sono mature le soluzioni AI in ambito IoT da 0 a 10?
4, perché si tratta di una continua rincorsa: in pochi anni siamo passati da soluzioni AI di ML e predictive maintenance alla generative AI e all'agentic AI. Nuove tecnologie così veloci fanno sembrare sempre immature le soluzioni.
Qual è, secondo te, la più grande opportunità che l'AI può offrire?
Far fare alle macchine attività molto complesse, o impossibili per un approccio tradizionale, come ad esempio estrarre velocemente informazioni, valutare rischi, prevedere eventi, o svolgere attività ripetitive ma necessarie in modo molto efficiente. Nell’ambito della Digital Servitization questo significa ridurre ulteriormente il divario tra dato e azione.
E quale il rischio più grande?
Che ne perdiamo il controllo, e che non sappiamo più il perché di quello che stiamo facendo. Inoltre rischiamo di perdere la capacità e l'autonomia di prendere decisioni.
Passiamo alla normativa, qual è il tuo parere sull'AI Act?
È un'ottima iniziativa, anche se faticosa. L'AI ha un potenziale enorme, potenzialmente utilissima, ma anche distruttiva e dannosissima. Il Far West americano, o l'AI di stato cinese, sono due estremi che personalmente mi spaventano. Ben venga la nostra cultura europea basata sui diritti fondamentali. Questo è irrinunciabile se vogliamo restare "europei": è una questione identitaria.
Tra le normative più rilevanti c'è anche il Cyber Resilience Act; in questo senso quale pensi sia l'aspetto più critico da monitorare in ottica cybersecurity per le aziende che operano nel mondo IoT?
La sicurezza va garantita by design, end-to-end, fin dalla progettazione del prodotto connesso e dell'architettura di base, ai livelli più bassi. Fondamentale in questo contesto è l’aggiornabilità della soluzione.
Affrontiamo un'altra tematica: l'integrazione tra sistemi IT e OT. Quanto è importante per le aziende industriali riuscire a unire questi due mondi?
Fondamentale, perché i dati poi devono alimentare processi trasversali. E nell'ottica di chi produce prodotti e macchine connesse questa è un’opportunità da cogliere. Le soluzioni offerte dovrebbero aiutare il cliente anche nell’integrazione e non essere pensate come “isole”. Uno sbaglio frequente è pensare di offrire una soluzione IoT come se fosse l'unica per il cliente.
