Il primo post di questo blog non può che parlare del punto di partenza della nostra business venture, il senso della nostra esistenza come azienda: perchè un software per la servitization?

Prima di rispondere alla domanda facciamo una premessa: che cosa intendiamo per servitization? E’ importante chiarirlo perché questa parola può essere interpretata in molti modi, ognuno dei quali può generare proiezioni e aspettative diverse.

Per servitization intendiamo la trasformazione del business model di un’azienda manifatturiera da una competizione basata prevalentemente sui prodotti a una competizione basata sulla combinazione di prodotti e servizi (vedi la definizione data dal prof. Tim Baines, dell’Advanced Services Group, in questo articolo). I servizi possono avere diversi livelli:

  • servizi base, che completano l’offerta prodotto
  • servizi intermedi, che supportano le operations del prodotto
  • servizi avanzati, che offrono al cliente “risultati” anziché prodotti e che, di fatto, trasformano un prodotto in un servizio

Quando un’azienda manifatturiera vuole intraprendere questa trasformazione ha certamente bisogno anche di software. Il ruolo delle tecnologie digitali nel percorso di servitization infatti è fondamentale. Proprio la crescente accessibilità di nuove tecnologie digitali (ad esempio le tecnologie IoT) ha favorito la diffusione su larga scala delle iniziative di servitization.

Cosa dovrebbe fare un software per la servitization?

Cosa dovrebbe fare quindi un software per un’azienda manifatturiera che decide di offrire servizi base, intermedi o avanzati ai propri clienti? Proviamo ad elencare alcuni punti:

  1. raccogliere, normalizzare e organizzare i dati provenienti dai prodotti connessi in real-time
  2. trasformare i dati real-time in informazioni utili per tutte le persone che devono operare sul prodotto: aiutare l’utente a usare il prodotto in modo più efficiente, aiutare il manutentore a ottimizzare le attività di assistenza, aiutare i fornitori di consumabili a pianificare meglio le spedizioni, ecc.
  3. permettere a utenti e manutentori anche di effettuare operazioni di programmazione o parametrazione del prodotto da remoto, rispettando tutti i criteri di sicurezza
  4. automatizzare l’ordine dei consumabili, integrandosi con i sistemi informativi dei fornitori (o dell’azienda stessa se fornisce direttamente i consumabili)
  5. gestire il ciclo di vita del prodotto post-produzione (preferiamo parlare di post-produzione e non di post-vendita, perché in ottica servitization la vendita è continuativa)
  6. gestire in modo efficiente tutte le attività di field service svolte dal personale interno
  7. offrire ai centri servizi esterni l’accesso alle informazioni per ottimizzare le proprie attività di assistenza
  8. ottimizzare e tenere sotto controllo i costi generali del servizio e calcolare la marginalità complessiva del servizio, a livello globale
  9. calcolare e inviare al sistema ERP i dati per la fatturazione del servizio avanzato (pay per use, pay per outcome, ecc.)
  10. offrire ai clienti informazioni chiare sui servizi acquistati, i parametri garantiti, lo stato corrente e storico del prodotto e dei suoi livelli di prestazione (i suoi “risultati”), le logiche di calcolo del prezzo del servizio, ecc.
  11. computare statistiche utili all’azienda per un continuo miglioramento del sistema prodotto-servizio: indice di difettosità dei prodotti per tipo o per area geografica, analisi del reale utilizzo dei prodotti da parte dei clienti, analisi delle attività svolte dai centri servizi e del loro risultato, profittabilità del servizio per livello, per tipo di cliente, per area geografica, ecc.

Questa lista potrebbe allungarsi di molto, ma ci fermiamo qui.

Quali sono i software oggi a disposizione per la servitization?

La domanda a questo punto è: quali sono i software a disposizione per fare tutto questo?

Alcune delle esigenze citate sopra possono essere coperte efficacemente dai software di FSM (Field Service Management), ben rappresentati anche da un Magic Quadrant Gartner, come ad esempio ServiceMax, ClickSoftware, IFS, Coresystems, OverIT, ecc.

Ci sono poi le piattaforme IoT, che consentono la raccolta e la gestione dei dati dei prodotti connessi; se ne contano ormai alcune centinaia, e vista l’estrema dinamicità del mercato anche società di analisi come Gartner faticano a categorizzarle in maniera cristallizzata. Le piattaforme IoT da sole, però, non riescono a soddisfare nessuno dei punti citati sopra. Sono un ottimo punto di partenza, ma poi le aziende devono intraprendere un corposo lavoro di analisi e sviluppo di applicazioni custom e di integrazioni tra sistemi.

Un software IoT per la servitization

Ecco che qui arriviamo noi.

Alla domanda iniziale: perché un software per la servitization? Rispondiamo: perché le aziende manifatturiere non possono perdere tempo prezioso in progetti IoT che, spesso, portano a “reinventare la ruota”. Piuttosto, hanno bisogno di un software IoT già pronto, stabile, scalabile e collaudato, facilmente configurabile e adattabile ai prodotti e al modello di business di ogni azienda, che risponde ai bisogni elencati prima e che si integra facilmente con i sistemi informativi aziendali: CRM, FSM, ERP, ecc. e le IoT platform più diffuse.

Questo è possibile? Puoi chiederlo direttamente ai nostri clienti o richiedere una demo per vederlo con i tuoi occhi. La nostra risposta è: certamente sì!

E come potremmo chiamare questo tipo di software?

  • TRM (Things Relationship Management)?
  • CRM delle cose?
  • Service ERP?
  • EAM (Enterprise Asset Management) per OEM?
  • Manufacturing Customer Engagement Portal?

Questo lo vedremo in un post futuro, per ora fermiamoci qui e lasciamo fare il lavoro agli analisti 😉